L'enigma del Sasquatch

Sulle montagne rocciose americane, dalla California al Canada, si aggira una creatura gigantesca e misteriosa. E' stata filmata, fotografata, e le sue tracce appaiono spesso sui sentieri vicini ai centri abitati. Eppure nessuno è mai riuscito a catturarla…. forse.
 
 
 

Gli indiani d’America lo chiamano Dsonoqua, i cacciatori Sasquatch, la gente comune Bigfoot; la versione americana dell’abominevole uomo delle nevi ha offuscato negli ultimi anni la fama dello Yeti ed ha attirato su di sé gli occhi di cacciatori e scienziati. Ma perché tanto interesse nei confronti di una creatura così improbabile? Forse perché le tracce della sua presenza (non chiamiamole ancora prove) emergono in continuazione con troppa frequenza e coerenza per far pensare a una gigantesca burla.

Già dallo scherzoso soprannome (Bigfoot in inglese significa «Piedone») si può capire facilmente quale sia la sua caratteristica più evidente, ovvero la lunghezza dei piedi che raggiungerebbero a volte la non indifferente misura di 50 centimetri. Potremmo sembrare tanti ma vista la   statura stimata attorno ai due metri e mezzo si possono definire ben proporzionati. L'aspetto della creatura non si discosta molto dallo stereotipo di uomo selvaggio, con braccia lunghe e muscolose, spalle ampie e spioventi, collo corto e tratti somatici a metà strada tra l'uomo e la scimmia. Il corpo, ad eccezion fatta per il viso, è ricoperto da una folta pelliccia bruna, insomma proprio come l'esemplare della foto, scattata nella foresta vergine della Columbia Britannica (©Bese). Il peso di un essere simile, calcolato in base alla profondità delle impronte, si aggirerebbe intorno ai 250/300 chili, esattamente come il Gigantopiteco (Gigantopithecus blacki), un enorme antenato dell'uomo vissuto nel sud della Cina circa un milione e mezzo di anni fa, di cui il Sasquatch potrebbe rappresentare un discendente sopravvissuto all'estinzione. Paradossalmente la prima notizia che si ha del Sasquatch, se si eccettuano le leggende indiane, non riguarda un avvistamento ma addirittura la cattura di un giovane esemplare avvenuta nel 1884 a Yale, una cittadina canadese non lontana da Vancouver. Secondo quanto riportato dal giornale «Daily Colonist» del 4 luglio 1884, il personale di manovra di un treno diretto a Vancouver inseguì e riuscì a catturare una misteriosa creatura che giaceva, apparentemente addormentata, lungo i binari.
Il misterioso essere a dire la verità misurava solo un metro e venti di statura ma era dotata di una forza fisica ben superiore a quella di un uomo adulto tanto che i robusti ferrovieri dovettero tramortirla per evitare i suoi violentissimi tentativi di fuga. Alcune ferite sul suo corpo fecero supporre ai catturatori che l'essere fosse precipitato dalla sommità della gola in cui passavano i binari e avesse ripreso conoscenza nell'udire il rumore del treno. Portata in città, la creatura ribattezzata «Jacko» fu esposta alla curiosità della gente finché un tale George Tilbury, autonominatosi custode della creatura decise di portarla a Londra per sottoporla al parere di eminenti studiosi ma dal momento della sua partenza, di lui non si seppe più nulla.  Purtroppo, come accade di frequente in questi casi, nessuno pensò a fotografare la creatura o ad informarsi sulla sua sorte. Restano solo molte ipotesi: forse Jacko morì in seguito al trauma del viaggio e il suo corpo fu gettato in mare o forse Tilbury sbarcò a Londra solo per sentirsi dire che la creatura non era altro che uno scimpanzé fuggito da un circo. Non risulta comunque che all'epoca ci fossero dei circhi in giro per il Canada che avessero denunciato la fuga di animali paragonabili a Jacko. Forse Jacko era veramente un cucciolo di Sasquatch, capitato chissà come nei pressi della ferrovia. Comunque sia andata, non lo sapremo mai...
La nostra storia inizia così e al giorno d'oggi non possiamo certo dire di aver fatto molti progressi, visto che non sono più state segnalate catture di Sasquatch. Ma come tutti gli esseri viventi un esemplare di Sasquatch prima o poi morirà e i suoi resti dovranno pur finire da qualche parte, a meno che la cultura dei Sasquatch non sia abbastanza sviluppata da prevedere dei riti funebri o quantomeno la sepoltura dei propri morti. Forte di questa teoria l'antropologo Grover Krantz, uno dei più incalliti cacciatori di Bigfoot ha elaborato una serie di raffinati rilevatori termici a raggi infrarossi capaci di registrare l'infinitesimale aumento di temperatura al livello del terreno causato dalla decomposizione di un grosso animale. I rilevatori sono stati montati su piccoli velivoli radiocomandati fatti volare sulle zone notoriamente frequentate dai Bigfoot. L’idea, pur funzionale e per certi versi geniale si è comunque dimostrata troppo costosa per poter essere realizzata privatamente e quindi, in mancanza di sussidi da parte degli enti governativi, è destinata a restare nel cassetto a tempo indeterminato.
Kranz è inoltre convinto che la cattura di un esemplare vivente di Sasquatch sia troppo improbabile per essere presa in considerazione come soluzione al mistero. Le indagini effettuate con metodi di ricerca tradizionali hanno finora offerto risultati di scarsa consistenza, numerose serie di tracce, qualche ciuffo di peli, alcuni dei quali una volta esaminati dallo scienziato svizzero Ned Winn sono risultati una mistificazione e un cranio, «ovviamente» sparito nel nulla prima di essere esaminato da personale competente. Anche le rare fotografie di Sasquatch che periodicamente compaiono sui quotidiani di provincia americani, non possono portare a nessuna conclusione. La storia della caccia al Sasquatch è disseminata di misteri, boicottaggi, sparizioni di reperti, tanto far nascere il sospetto che qualcuno sappia perfettamente la verità, qualunque essa sia, e che si sforzi di far restare tale il fitto mistero che avvolge l’uomo delle montagne rocciose.
Anche sul filmato girato in California da Roger Patterson e Bob Gimlin  il 20 ottobre 1967 si nutrono più dubbi che certezze. Mentre si trovava impegnato nelle riprese di un documentario amatoriale sul Sasquatch presso Bluff Creek, sulle montagne rocciose settentrionali, Patterson notò un’essere alto più due metri e completamente ricoperto da un fitto pelo bruno che attraversava un torrente. Si trattava di una femmina, come sembrava evidente dalle grandi mammelle che pendevano sul petto. Per un attimo Patterson esitò, indeciso se portare la mano alla cinepresa o alla carabina Winchester appesa alla sella del suo cavallo. Con una decisione senz’altro più umana, ma destinata a ingarbugliare ulteriormente la nostra vicenda, Patterson rinunciò a sparare e riuscì a riprendere sei metri di pellicola in sedici millimetri che mostravano la creatura in fuga. Il filmato di Patterson fece in breve il giro del mondo e fu sottoposto ad esami accuratissimi da parte di esperti in biomeccanica, zoologia e persino di effetti speciali cinematografici ma la risposta fu sempre la stessa: non è possibile stabilire senza ombra di dubbio che il filmato sia falso.
Gli scienziati impegnati nella ricerca del Bigfoot pensarono di essere finalmente giunti alla risposta definitiva nel 1968 quando la chiave del mistero apparve in modo del tutto imprevisto. Girovagando tra i luna-park di provincia nel nord degli Stati Uniti non era difficile trovare il carrozzone di Frank Hansen e, pagando un dollaro, trovarsi di fronte all’ignoto. In un blocco di ghiaccio semitrasparente giaceva congelato un essere spaventoso. Alto più di un metro e ottanta, interamente ricoperto da una folta pelliccia bruna, l’essere misterioso presentava delle caratteristiche somatiche insolite anche per un mostro, con un corpo a forma di barile, braccia lunghissime e degli stranissimi piedi arrotondati, molto diversi da quelli del presunto Sasquatch ma curiosamente coincidenti alle presunte impronte di Yeti fotografate in Tibet negli anni ‘30. Il volto dell’essere era devastato da una tremenda ferita di arma da fuoco tanto che un occhio penzolava fuori dall’orbita.
I criptozoologi Heuvelmans e Sanderson, che ebbero modo di studiare la creatura (senza però poterla estrarre dal ghiaccio) giunsero alla conclusione che si trattasse di un ominide autentico, arrivando a classificarlo come «Homo Pongoides». A questo punto gli occhi della scienza ufficiale e dell’opinione pubblica si puntarono sull’incredibile scoperta e a questo punto si scoprì un mistero nel mistero. Innanzi tutto si cercò di scoprire l’origine della creatura. Hansen, pressato dalle domande dei cronisti e degli scienziati rilasciò dichiarazioni contrastanti: dapprima asserì di aver acquistato il macabro trofeo da alcuni pescatori russi che lo avrebbero rinvenuto alla deriva nello stretto di Bering. Successivamente affermò di averlo ucciso personalmente durante una battuta di caccia nel Minnesota, ma la ridda di contraddizioni non era finita lì: tempo dopo dichiarò di averlo abbattuto nella giungla del Vietnam mentre prestava il servizio militare e di averne contrabbandato le spoglie in America grazie alla complicità di alcuni commilitoni. Sommerso dalle accuse di chi lo riteneva un ciarlatano e di chi, credendo all’autenticità della creatura, lo accusava di aver ucciso un essere umano, Hansen sparì dalla circolazione insieme alla creatura che secondo alcune voci venne acquistata da un fantomatico miliardario californiano. Poco tempo dopo un giornalista americano scoprì  che due aziende specializzate nella fabbricazione di manichini, per farsi pubblicità, rivendicavano il dubbio onore di aver costruito il finto mostro. Effettivamente esaminando alcune fotografie scattate alla creatura con alcuni mesi di intervallo si notarono alcune differenze nella posizione delle sue braccia, segno che di mostri congelati ce ne erano almeno due, di cui uno sicuramente falso.
E’ inutile tentare di quantificare il danno prodotto da questa truffa alla reputazione di Heuvelmans e Sanderson che pagarono a caro prezzo la loro leggerezza: forse se fossero riusciti a prelevare un campione di tessuto dalla creatura oggi la storia dell’evoluzione umana sarebbe già stata riscritta.
Alla luce di questi fatti gli scettici potrebbero liquidare il fenomeno Sasquatch come una delle tante leggende prive di un qualsiasi indizio in grado di sostenerle. Eppure rimane aperta la questione delle tracce che con frequenza regolare vengono rinvenute in nordamerica. Fino a oggi sono state scoperte migliaia di impronte di piedi giganteschi, lunghi fino a 50 centimetri, abbastanza simili a quelle di un uomo di statura gigantesca. Centinaia di calchi sono stati ricavati e studiati da specialisti in biomeccanica ricavandone giudizi discordanti. Il parere degli scettici è scontato: si tratta di impronte fasulle lasciate da qualche burlone al solo scopo di deridere i sedicenti cacciatori di mostri. Ma se non fosse così?
Nel 1992 a Walla Walla, nell’Oregon del Nord venne rinvenuta una serie di tracce di Sasquatch che, grazie alla finissima polvere su cui erano impresse, mostravano eccezionali della superficie epidermica del piede, comprese le impronte digitali. Le impronte si sviluppavano su un percorso molto accidentato e presentavano una profondità tripla rispetto a quelle lasciate per raffronto da un uomo di robusta corporatura. Il piede inoltre pareva perfettamente articolato, una caratteristica che rendeva poco probabile la truffa, presupponendo che il fantomatico burlone fosse un esperto in biomeccanica dotato oltretutto di una incredibile abilità manuale.
Secondo Grover Krantz, che esaminò le tracce, la loro falsificazione avrebbe infatti richiesto una abilità sovrumana, certamente più redditizia se applicata all’arte o alla cartamoneta… In ultima analisi l’ipotesi che in Nordamerica esista una dinastia di truffatori che da più di cento anni percorrono le montagne rocciose fabbricando impronte perfettamente plausibili sia dal punto di vista biologico che meccanico non è meno verosimile della presenza di un misterioso primate.
A questo punto tocca agli scettici rispondere a una domanda: perchè mai lo dovrebbero fare?
Ad eccezione di Hansen, nessuno dei personaggi coinvolti nella caccia al Sasquatch ha mai guadagnato un centesimo, altri come il professor Krantz si sono visti  emarginare professionalmente ed economicamente dagli ambienti scientifici ufficiali.
Il «cacciatore di Bigfoot» John Green, nel corso di un'intervista rilasciata al giornale della Società Internazionale di Criptozoologia ha dichiarato: «Fino al 1986 sono stati denunciati oltre 2.500 avvistamenti...Il problema è semplice: o il Sasquatch esiste oppure non esiste. Se non esiste il 100% di questi avvistamenti sono falsi. ma se un'animale del genere esistesse, avremmo trovato una spiegazione logica per gran parte di queste segnalazioni.»

Back
 
 

Anche se questo sito non è serio, la proprietà letteraria di questo testo è riservata all'autore.
Ne è pertanto vietata la pubblicazione e la riproduzione, anche parziale senza autorizzazione del webmaster.