Caro Professore...
In esclusiva per gli Indomabili:
I consigli dell'esimio
Professor Zinguela!
Grazie ad alcune
fotografie compromettenti che gli abbiamo scattato nell'atto
di farsi sodomizzare con un oboe da una suora carmelitana, abbiamo
ottenuto con il ricatto la collaborazione gratuita e disinteressata del
leggendario Professor
Teofilatto Omobono Zinguela D'Albuquerque,
cattedratico di parassitologia filosofica alla Sorbona e docente di
nausea subcellulare alla Normale di Pisa. L'esimio luminare è a
disposizione di tutti, Indomabili e non, per dispensare consigli pratici
o di vita. La sua enciclopedica cultura gli permette di risolvere
qualsiasi problema psicologico, sessuale, morale o finanziario.
Teofilatto Zinguela è l'osannato autore di best-sellers come
"Cento scuse per gli impotenti", "Vomitare controvento: fenomenologia
e controindicazioni" e il successo mondiale tradotto in dodici lingue
e tre orecchie "Masturbarsi a messa, trenta motivi per cui è
meglio farlo di nascosto". Inviate senza timore i vostri quesiti al
Professor Zinguela, che risponderà a tutti in questa pagina
del sito.
Per inviare le vostre domande cliccate qui specificando come subject:
CARO PROFESSORE
I
vostri problemi, le mie soluzioni
Anche gli animali hanno un cuore
Questo
è Gigino, sorpreso l'altro giorno sul tavolo del pic-nic. Dopo
essersi scolato due tolle (le mie!) di chiara, si è rollato un
cannone che sembrava un cipresso.
Subito dopo
ha raggiunto Pipino e Titino e hanno organizzato un bel "trenino"
Anche Totonno, il mio coniglio d'Angora, famoso campione riproduttore è diventato decisamente bizzarro. È vero, si dice "scopare come un coniglio" per indicare la libidine sfrenata, ma io in tanti anni non avevo mai visto nulla di simile:
Totonno
che al grido di "facciamo le uova di Pasqua!!!" si lancia sul pollame
Totonno
dopo aver rubato le uova di Pasqua faceva l'autostop. Gigino, Pipino e
Titino che nel
frattempo
avevano rubato una Duna, non ci hanno pensato due volte e l'hanno
piallato
Anche
i cani ...
Io, per il
momento sono sempre più introverso
Caro
allevatore perplesso. Visionando il materiale che mi hai inviato mi
sono fatto un'idea del tuo problema. Rifacendomi alle ben note teorie
di Konrad Lorenz non posso che concludere che le peculiarità
comportamentali dei tuoi simpatici animaletti vanno ricondotte a un
completo processo di imprinting. Non è un caso che tutte le
perversioni che hanno manifestato nel corso dell'anomalia sono
riconducibili ai tratti fondamentali dell'Indomabile: alcolismo
incipente, smodato appetito sessuale, imperizia nella guida e un
sostanziale sadismo nei confronti dei propri amici.
In
sostanza i tuoi animaletti sono diventati Indomabili. A questo punto
potresti risolvere il problema in modo drastico sopprimendoli in modo
crudele e perverso, mettendo fine in un solo istante alle loro vite e
alle tue tribolazioni. L'alternativa, che francamente ti consiglio,
è di sfruttare a fini di lucro le loro perversioni.
Chi
non vorrebbe accudire un tenero scoiattolo tossicomane? Chi non amerebbe
subito alla follia un procione sodomita o una moffetta ninfomane? E come
dire di no a un dolcissimo segugio alcolizzato?
Segui
il mio consiglio e reclamizza degnamente le simpatiche
"peculiarità" dei tuoi animaletti. Magari
a pagamento, sul sito degli Indomabili.
Vedrai
che il successo ti arriderà. T.O.Z.A.
Un glande un po'appannato
Caro
Sandro da Imperia, mi addolora venire al corrente della tua
incresciosa situazione, anche perché il suo manifestarsi
dimostra che non hai seguito alla lettera i miei consigli. Cosa
più grave, evidentemente non hai comprato il mio abbordabile
libretto “Dimagrire Scopando” (edizioni Paoline, pagg. 12, 300 Euro)
che contiene una casistica simile alla tua. Quello che hai sperimentato
è il famossimo postulato di Gabriele Morroidi secondo il quale
“Le donne possono essere puttane in due modi: dandola a tutti e
dandola a tutti tranne che a te”. Mi pare questo il tuo caso. Capisco
il tuo sconcerto
e prevedo le domande
che ti girano nella calotta cranica, dove il lento ma inesorabile
estinguersi dei neuroni crea sempre più spazio: “Perché?”
ti starai chiedendo “Una preda in apparenza così facile e
disinibita si rifiuta di copulare con me?” E’ semplice: la ragazza non
ha fatto altro che aderire alla linea di condotta del Morroidi,
negandosi ad ogni approccio sessuale con te pur elargendo
allegramente il triangolino dell’amore a molti altri, sicuramente
più stronzi/cafoni/arroganti di te. Il perché è
facile da spiegare: ogni donna, specialmente se potenzialmente troietta
come sembrerebbe la tua refrattaria cognata, impara presto ad
amministrare il patrimonio che la natura le ha messo in mezzo alle
gambe. Semplicemente in quel momento la sciagurata non ha ritenuto che
vi fosse un vantaggio immediato (e soprattutto sproporzionato)
ricavabile dall’amplesso, sicuramente fugace, che avreste potuto
mettere in atto. A complicare la situazione ci si è messa la tua
franchezza. E’ ancora discusso se le donne siano effettivamente incapaci
di riconoscere le intenzioni reali degli uomini, ma quello che è
sicuro è che molto più facile portare a letto una donna
raccontandole un sacco di palle o facendo leva sui suoi istinti
più radicati (complessi di colpa, pulsioni materne, gelosia,
invidia, vendicatività) piuttosto che raccontando loro la
verità. Avvicinati a una famigerata ninfomane che tutte le sere
organizza orge con nani sodomiti e lesbiche tatuate, e chiedile di
uscire a cena: ti risponderà scandalizzata come se avessi chiesto
a Maria Goretti di farti un pompino. Questo perché in caso di
sbandieramento pubblico dell’evento le donne potranno sempre difendersi
con frasi tipo: “Sì, glie l’ho data, ma sai, in quel momento mi
faceva tanta pena” oppure “Sì, mi sono fatta scopare da un
pullman di giapponesi, ma solo per fare ingelosire Tizio” o ancora “Ho
soltanto reso la pariglia a quel puttaniere di mio marito”. Tu invece
hai solo chiesto alla fanciulla di avere un rapporto sessuale appagante
per entrambi ma fondamentalmente privo di qualsiasi benefit, pertanto
il rifiuto era già scontato. Per risolvere la questione potresti
dedicare i prossimi tre mesi della tua vita a far piovere sulla
sventurata, tramite amici fidati, notizie molto allarmanti circa la tua
salute fisica e mentale (attribuendo il tutto al suo rifiuto) e
prezzolare avvenenti studentesse affinchè diffondano gossip
fasulli sulle tue prodezze nel talamo. E’ possibile che le false notizie
facciano leva sui suoi sensi di colpa inducendola a cedere. Oppure
chiedile di presentarti un’amica che sia stata recentemente tradita dal
marito. Per quanto riguarda la tua ultima domanda temo di non poterti
accontentare perché la prossima settimana ospiterò il
“23mo festival del rasierte e anche il calvo si diverte” e casa
mia è già tutta prenotata. T.O.Z.A.
Il primate ti ha gabbato
Fu allora,
nel compiere il gesto di sollevare la borraccia, che rivolsi gli occhi
al cielo. La visione che mi si presentò davanti suscitò in
me sentimenti contrastanti. Lo sconcerto, la curiosità e non di
meno il terrore mi attanagliarono lo stomaco fino a farmi vacillare
sulle gambe. L'essere mi osservava con fare guardingo, stando
sdraiato lungo il tronco cavo dell'albero. Nei suoi occhi potevo
scorgere lo sguardo omicida che contraddistingue le creature selvagge
che si nutrono esclusivamente di carne, alla bisogna anche di quella
dei propri simili. L'espressione della bestia era furba, talmente
furba che le volpi hanno deciso di cambiare mestiere. Il corpo, di
dimensioni simile a quelle di un essere umano, era completamente
ricoperto di un pelo folto e grigio ed emanava un fetore immondo.
La coda della diabolica creatura pendeva come la fune di una
forca, che attende indifferente il collo di un condannato. Ci
studiammo per qualche attimo finche' non decisi che era mio preciso
dovere immortalare l'essere per consegnarne un'immagine al mondo
scientifico, anche a discapito della mia vita stessa. Estrassi la
macchina fotografica e scattai un'unica posa. Dopodiche' il mammifero,
da me in seguito denominato come "Pelogibboso frocix",
spiccò un'enorme balzo e mi fu addosso. La lotta fu furibonda e
purtroppo il peloggibboso prevalse. In men che non si dica mi
calò le brache e mi costrinse a sodomizzarlo ripetutamente,
tenendo in ostaggio il mio scroto con i suoi artigli. Dopo alcune ore
si ritenne soddosfatto e mi lascio' andare. Ora sono in cura da uno
bravo. La mente ha recuperato ma ho ancora qualche problema. Conosce per
caso qualche sistema per scacciare le pulci?
Caro
studioso di fama intergalattica, purtroppo devo rilevare che nella
tua fantomatica erudizione esistono notevoli lacune. Forse ti sei
lasciato trasportare dall’ebbrezza di una nuova possibile scoperta
zoologica o forse, come sospetto, sei soltanto un deficiente, ma la
creatura che hai fotografato e che ti ha costretto al bizzarro rituale
di accoppiamento da te tanto vividamente descritto non è un
pelogibboso (via, come ti è venuto in mente un nome così
ridicolo?). Si tratta invece del rarissimo “Macacus inseminator putuens”
detto volgarmente “Sprizzagnao”, un primate davvero particolare. A
differenza di tutti gli altri mammiferi superiori, i maschi dello
“Sprizzagnao” non hanno organi genitali esterni e il loro testicoli e
i dotti seminali si trovano all’interno della cavità anale.
Fatto ancora più bizzarro, le femmine dello “Sprizzagnao” hanno
un clitoride estremamente sviluppato (fatto che le accomuna alle
scimmie arboricole del Sudamerica) che durante l’atto sessuale viene
inserito nello sfintere del maschio, veicolando poi il seme
all’interno dell’utero. Ne consegue che quello che hai sperimentato
altro non era che un normalissmo accoppiamento tra “Sprizzagnai”, dove
tu hai fatto la parte della femmina. La brutta notizia è che
da alcuni test condotti dal noto ginecologo slovacco Anacleto
Sburra, risulta che il seme dello “Sprizzagnao” è in grado di
risalire l’uretra e, accovacciandosi nei testicoli, dare origine a una
gravidanza completa. Quel prurito che senti al pacchetto marronario
non è originato dalle piattole, bensì dall’avanzare
della crescita gametica. Nel giro di qualche mese partorirai,
ovviamente con il cesareo, due simpatici “Sprizzagnai”. Spera solo che
siano femmine! T.O.Z.A.
Tirol, 26 Februar 2001, ore 23.45
Meine
liebe Herr Professor,
Mio
nome è Gunther, scrivo di lontano Sudtirol per sottoporre mio
triste Kaso. Sono allegro boskaiolo e stimato corista di jodel, kome tu
può fetere di fotocrafia
-
io essere kvello con cerchio rosso.
Uno
ciorno tofefo antare in bosko per ciornata di taglialegna con mia
accetta e sacco di colazione, che mia adorata mogliettina Siglinde afefa
preparato: pane nero mit markenspeck, knodel, weissbier und eine
kaminwürst come dessert... afefo già akvolina in bocca!
Topo che tagliato uno crosso tronco ti castagno erano cià
mezzociorno e io
afefa
crante fame e mi sono seduto su ceppo di castagno abattuto e manciato
tutta mia colazione, ma kvand asagiato kaminwürst, io accorto ke no
era kaminwürst ma salsiccia calabrese picantissima. Mia Siglinde
mai attenta kvando va da salumiere! Io sputato ma oramai afefo
manciato! Tornato in baita per la sera, topo che ho picchiato moglie
per sbaglio fatto, sono antato in stübe per pere pirra, ma ficino
che di mezzanotte ho sentito eine strano mofimento tentro me. Pensato
ke fosse pirra, ma topo
poco
ho visto mio corpo ke campiafa: miei capelli difentati da pionti a
neri, pelle difentata olivastra, molti peli kresciuti su braccia e
mani, mia statura tifentata da 1,80 m a 1,55 m e anche mia foce
campiata: io non riuscifa più a parlare tetesco, solo uno strano
tialetto ke io non kapiva.
Atesso
ogni notte ke c'è luna piena, a mezzanotte succete lo stesso,
Siglinde non fa più amore con me, amici pikkia e skerza me, tutta
cente di fillaccio mi da caccia e fuole impicarmi perkè tice
che io "terrone mannaro". Mi aiuti herr professor!!! Approposito,
chemminchia di ore sono? Mammasantissima è già
mezzanotte e chilla fetusa della mia mugghiera ancora non
rincasò... facesse ancora la svergognata?
Cornuto
sono! A lupara finisce! MMMinchia!!!!!
Caro
Gunther. Il tuo caso è allarmante perché segna il
ritorno di un morbo che si credeva ormai eradicato definitivamente,
una oscura patologia che era conosciuta con il nome di “metamorfosi
calabro sunnita da ingestione di suinazzo malato”. La malattia provoca
la cosiddetta “Sudantropia” che in pratica è in grado di
trasformare anche il più roseo e lentigginoso pastorello
lappone in un tarchiato e olivastro meridionale. L’ultimo caso
registrato dagli annali risale all’inverno del 1941, quando una
compagnia di tiratori scelti dell’esercito Finlandese restò
isolata dietro alle linee nemiche. Accerchiati dai nazisti, gli eroici
soldati dovettero cibarsi con quello che la gelida natura offriva
loro: bacche e corteccia di betulla. Gli sventurati ignoravano che
nella scorza di tale pianta prospera un batterio analogo che provoca
la “Sudantropia” benchè meno infettivo. A causa della malsana
alimentazione i cecchini contrassero la metamorfosi calabro sunnita e
nottetempo si trasformarono in una brigata di Mamutones di Gallura.
Per quanto sconvolti dalla malattia, gli eroici fanti
finnici approfittarono dell’insperata metamorfosi per passare
indisturbati le linee nemiche e guarirono senza effetti collaterali
visibili, anche se alcuni studiosi attribuiscono a uno strascico il
fatto che dopo la guerra fondarono il gruppo Gay “Village People”.
Il suo caso è ben più grave, poiché innescato dal
temibile colibatterio “Santuzzo” che si annida nella salsiccia
calabrese e talvolta nelle Panaree Findus. Inutile sperare in un
regresso spontaneo, urge una terapia d’urto. La cura consiste
nell’assumere tre volte al giorno un cocktail di sostanze
deterronizzanti così composto:
1 parte di fegato di renna
2 parti di Williamsbirnesgnaps (grappa alla pera)
1 parte di Steinegger
1 uovo di sula islandese
2 parti di grasso di tricheco
1/2 litro di sidro di mirtilli
1 fetta di formaggio di testa Islandese
Il
tutto dovrà essere assunto qualche ora prima del plenilunio,
ascoltando la discografia completa di Byork e indossando un completino
da vecchina lappone. Se tutto va come previsto nel giro di un paio
d’anni i sintomi dovrebbero regredire rapidamente, anche se è
stata osservata nei soggetti guariti, la persistenza di uno strascico
inguaribile: l’unghia del mignolo continu a crescere a velocità
vorticosa. T.O.Z.A.
Ah! La tauromachia!
Caro
Guastardo, l'inconveniente di cui soffri è relativamente
infrequente, ciononostante esistono valide terapie per contrastarne i
sintomi, non gravi ma perniciosi per i rapporti umani.
Il male di
cui soffri è noto come "cedimento unilaterale lesivoopprimenterecanteovvietraccetraumaticheomogenee"
abbreviato in c.u.l.o.r.o.t.t.o. Il primo caso registrato risale
all'alto medioevo: è quello di Pampurio Coregoni detto "il
fumigante", condottiero longobardo noto anche per avere inventato il
Chilum. Durante il celeberrimo assedio di Pizzighettone lo stordito
guerriero si recò arditamente all'assalto delle mura cittadine,
seguito dalle sue truppe che trascinavano, tra le altre macchine
belliche, un enorme ariete a forma di liocorno, tanto grande da dovere
essere tirato da cento fanti e sessanta buoi. Ignaro dell'eccesiva
pendenza del terreno, Pampurio, (stordito da un chilo di Libano nero
acquistato durante una recente crociata) ordinò ai suoi genieri
di seguirlo alla pugna, precipitandosi lungo il pendio. Ma proprio
mentre il fiero cavaliere si piazzava baldanzoso di fronte alla porta
della cittadella, tuonando minacce irripetibili e sfidando il nemico,
il poderoso ariete sfuggì di mano ai soldati e dopo avere
acquistato la velocità di un TGV si andò a conficcare
nell'eroico deretano del Coregoni, da quel giorno ribattezzato “il mai
seduto". Narra la biografia redatta dallo storico Giangilberto da
Rapallo che uno speziale dell'epoca aveva risolto i suoi inaspettati
problemi di incontinenza "...albergando in lo kul spanato huna
orcia di pel caprina, empita dal fiato di tre paggi". Nonostante
il passare degli anni, la terapia ideata dal geniale speziale è
ancora oggi la più pratica per annullare i fastidiosi effetti
del c.u.l.o.r.o.t.t.o. Si tratta di introdurre nello sfintere malato un
piccolo artifizio gonfiabile chiamato "trattamento universaleradicaleallecomplicazioniulceroselocalizzate
opprimenti" abbreviabile in t.u.r.a.c.u.l.o. Trattasi in
sostanza di una piccola guaina che una volta all'interno del corpo
può essere gonfiata fino a sigillare l'indesiderata
cavità e ad impedire la fuoriuscita di materiale organico. Mi
permetto di consigliarti l'acquisto del t.u.r.a.c.u.l.o. di cui ti
allego la fotografia: si tratta di un modello di medie dimensioni che
dovrebbe essere sufficiente: Ricordati di gonfiarlo con azoto puro e di
rimuoverlo prima di andare a dormire. Se il colore non fosse di tuo
gradimento sappi che c'è anche viola e trasparente. Se i sintomi
dovessero persistere scrivimi ancora.
T.O.Z.A
Un esemplare di t.u.r.a.c.u.l.o vieneesaminato da alcuni tecnici
prima del lancio sul mercato
Caro Dottor Zinguela...ops... Professor..... sono una giovine pulzella della Riviera.... e devo sottoporLe un'esperienza capitatami questa sera.... Ero a casa di un giovine pulzello (Sandro, you know?) il quale mi ha invitato a cena e con abile mossa ha pensato bene di far cucinare la sottoscritta adducendo scuse penose: L'andropausa viaggia a larga banda
1. un nostro comune amico doveva venire anch'egli
2. pur anche con la fidanzata... e lui voleva fare bella figura!
Alle 20 con il chili sul fuoco, abilmente si è fatto telefonare da sua mamma.... lei gli parlava dell'idraulico e lui invece diceva "Oh Fabri come mi dispiace che tu non possa venire..." E fin qui.... poi dopo cena, dopo aver tentato di riempirmi continuamente il bicchiere (dimenticandosi che essendo cresciuta in Valle d'Aosta sono venuta su a vin brulé!) mi ha portato nell'antro dello scrittore... anche qui adduccendo scuse penosissime sulle cartelle....e poi.... E qui tutti inizierete a pensare a chissà quale romantica serata... Ebbene sì... di un romatico da paura.... Siamo finiti su di una chat erotica a parlare con dementi padovani, improbabili sub egiziani e tali "cime_tempestose" di pompini (ops si può dire?) e amenità del genere ah già... facendoci passare per due lesbiche sia ben chiaro.....
Sandro rideva molto.... io mah...... mentre scrivo mi sta dicendo che mi odia.....
Ora caro Professore mi chiedo....
1. Avendo totalizzato io 25 al test sono un'indomabilessa? (un'indomabilbrasata, un'indomabilarrosto... ecc. ecc.)
2. Ma che amico avete?
3. Ma a quarant'anni tutti gli uomini fanno così i cretini o ci diventano con l'età?
4. Visto che qui piove ed essendo in montagna fa freddino, il fatto che Sandro abbia detto tutta la sera "Io ho caldo e tu? " è buon segno? o è l'andropausa?
5. Riuscirò mai a riavermi?
Grazie. Vostra affezionata indomabilessa
P.S. Rispondetemi urgentemente... Ne va della mia salute mentale.... SamanthaCara Samantha: mi spiace deluderti ma al massimo puoi aspirare al titolo di Indomabile onoraria, giacchè come è cristallinamente spiegato nei fondamenti dell'Indomabilità, il fatto di essere indomabile in senso lato, non implica il fatto di essere un Indomabile. Di fatto gli originali sono solo quelli elencati nell'apposita pagina. Comunque vista la tua inclinazione per il vin brulé, il tuo linguaggio scurrile e i tuoi torbidi rapporti con Sandro, potentissimo indomabile apocrifo, direi che te la cavi. Passiamo alla seconda domanda: Sandro ti sembra strano? Puoi sempre mollarlo e metterti con uno splendido promotore finanziario con la Passat comprata a rate e il cellulare Wap, che non beve, non fuma, non copula ma piace tanto alla mamma. Il mondo purtroppo ne è pieno. Terza risposta: dubito che il bizzarro stato mentale di Sandro derivi dalla senescenza. Lo conosco da dodici anni e anche prima era così. Se vuoi un consiglio cerca piuttosto di approfittarne, il che risponde anche in parte alla domanda 5. In quanto all'ultima domanda, potrai riaverti solo se stamperai la foto di Pongo e la porterai cucita nel reggiseno per almeno tre mesi. T.O.Z.A.
Esimio luminare, da qualche tempo sono afflitto da un piccolo problema che sicuramente ci accomuna ovvero, ne me tirez plus.. non mi tira più. Come Lei è sicuramente in grado di immaginare, questa situazione ha provocato degli scompensi a livello famigliare, difatti il mio partner, un pony minorenne di nome Aldo, non mi guarda più in faccia se non quando gli fornisco la sua porzione di biada quotidiana. Che fare? Ponymelo
AnonimoCaro anonimo, innanzitutto ci tengo a precisare che la tua cronica impotenza non ti accomuna a me, anzi, ti pone ai miei antipodi. Ti rammento infatti che le mie imprese sessuali sono più che soddisfacenti e che il mio “lui” reagisce molto bene agli stimoli, soprattutto se prima ho sniffato tre pasticche di Viagra e la mia partner acconsente a vestirsi da cappuccetto rosso. La tua questione è annosa ma anche delicata: non va confusa con la semplice “impotenzia coeundi” pur presentandone i medesimi sintomi. L’eziologia della disfunzione è infatti differente, chiaramente riconducibile alla patologia detta “sofficità cannellaria da stress prepuberale ippico”, più comunemente detto “male di Trunzio” che tormenta i milioni di uomini che alla moglie preferiscono i pony minorenni. Se lei non fosse un pezzente avrebbe sicuramente acquistato il mio volume “Reprimere le perversioni sessuali: perché mai?” nel quale espongo la mia dotta opinione sull’argomento. Farò un’ eccezione e mi ripeterò. Il mal di Trunzio attanaglia tutti coloro che superano i sei-sette rapporti sessuali quotidiani con un equino in età prepubere. Ovviamente il primo suggerimento che posso darti è quello di adibire il quadrupede a lavori di soma e ritornare a un sano e igienico autoerotismo. Ma visto che ormai il mal di Trunzio ce l’hai, ti suggerisco un semplice rimedio per riacquistare la virilità. Segui una dieta controllata a base di pesce crudo e zucchero di canna in parti uguali, per una settimana. Dopo sette giorni avvolgi il membro in un foglio di carta stagnola, fascialo ben stretto con una benda di lino e introduci il tutto nel forno a microonde. L’involucro provocherà la fusione dei vasi cavernosi che verranno poi espulsi per via uretrale. Ti ritroverai quindi con il membro ridotto come un preservativo vuoto. Non ti resta che riempirlo con una adeguata quantità di silicone da vetri finchè avrà raggiunto le proporzioni a te più congeniali e lasciare asciugare il tutto per almeno tre giorni prima di avere rapporti sessuali. Devo però avvisarti che l’operazione non è reversibile. T.O.Z.A.
Brufolazzi esplosivi Esimio Professore, Le scrivo per sottoporLe un problema che, ahimé, attanaglia ormai da diversi anni la mia infelice vita.
Lasci innanzitutto che mi presenti: ho 35 anni e il mio nome è Aliprando Pizzamuffa (gradirei però che, in caso di pubblicazione, Lei usasse lo pseudonimo di Vulcano Immondo, che trovo conferisca a questa mia un tono più gentile).
Mi sono trasferito da qualche tempo da un minuscolo paesino della bergamasca nella tentacolare Bombardone (Pv), nella speranza di trovare finalmente un'anima gemella. Purtroppo, e qui sta il motivo del mio accorato appello, la ricerca è stata finora infruttuosa. Sono vittima di una disfunzione ormonale che fa apparire su tutto il mio corpo foruncoli del diametro di circa 4-5 cm ogniqualvolta sento pronunciare la parola "citofono". Questi foruncoli maturano peraltro ad una velocità impressionante e nel giro di pochi minuti esplodono rumorosamente, eruttando fluidi multicolori dall'odore disgustoso. Come potrà ben capire, fin da bambino la mia vita è stata un inferno, gli unici momenti felici si verificavano a Capodanno, quando i miei compagni di scuola, che erano troppo poveri per comperare i botti, mi circondavano urlandomi in faccia la terribile parola e godendosi poi lo spettacolo con le nari turate.
La mia vita sentimentale ha anch'essa risentito notevolmente di codesta disfunzione, non ho mai potuto avere un appuntamento decente. Si immagini la scena: mi reco a casa della malcapitata ragazza e inizio a urlare rivolto verso le finestre il nome della bella, quando si affacciano gli altri inquilini dello stabile e mi urlano: "Cazzo gridi, c'è il..." BLAM!, KABOOM!, POW!, sembra di essere a Napoli la notte di S. Silvestro. La pulzella, incuriosita dalle esplosioni, si affaccia anch'essa e vede, riverso sul marciapiede, un incrocio tra la tavolozza di un pittore surrealista e una quattro stagioni rigurgitata. Puntualmente il sospirato appuntamento va in vacca.
Potrei raccontarLe altri mille episodi simili accadutimi sul lavoro, in autobus o in funivia (cosa cazzo spinge gli esseri umani a parlare di portinerie e sistemi di apertura dei portoni mentre è in funivia, non l'ho mai capito...), ma credo di avere reso abbastanza bene il dramma.
Ora a Lei, illustre luminare, La prego, La scongiuro, La imploro: mi fornisca una miracolosa soluzione, oppure il numero di telefono di Sua sorella. Per sempre devoto, suo
Vulcano ImmondoCaro Vulcano: iniziamo dalla fine. Purtroppo ritengo superfluo fornirle il numero telefonico di mia sorelle poiché, per una curiosa coincidenza, ella riesce ad eccitarsi sessualmente solo se il suo partner urla la parola "citofono", il che lascia presagire una incompatibilità di fondo. In realtà si tratta di una delle molteplici forme in cui si presenta il morbo di Spatafulmen-Zigulì, una rara malattia che prende il nome dai primi due pazienti in cui fu osservata questa curiosa sindrome. Come potrà leggere nel mio best-seller "Cento scuse per gli impotenti" che elenca in appendice una ricca anedottica sulle malattie trasmesse per via sessuale, Teresino Spatafulmen era un pompiere giamaicano, incallito omosessuale, mentre
Ermenegildo Zigulì era un giocoliere monco, passato alla storia per avere inventato le palline dei maglioni. I due malcapitati si conobbero carnalmente durante la festa dell’Amicizia di Zavattarolo e si trasmisero reciprocamente il morbo. Ogniqualvolta la parola "citofono" era pronunciata, Spatafulmen iniziava a ribollire e a spruzzare colonne di pus dalle orecchie, mentre Zigulì emetteva un forte odore di piedi dalle palpebre. E questo, beninteso, si verificava nel 1725 quando fortunatamente per loro, il citofono non era ancora stato inventato. In effetti la parola "citofono" ha origine dalla temuta sincope di Puturru, che induce i soggetti colpiti a pronunciare tale parola al posto di qualsiasi lemma che inizia con la lettera "M". Infatti Beniamino Marameo, inventore di tale strumento, si recò all'ufficio brevetti per depositare la sua invenzione, chiamata in origine "Marameofono", ma quando il funzionario gli chiese con quale nome voleva registrare il brevetto, il Marameo, gravissimo puturrotico, disse "M.. MM... Citofono!" Ma sto divagando. Comunque si rallegri: pur non essendo ancora stata trovata una cura per il suo morbo, una accorta cura sintomatica potrà aiutarla. Cominci con l’indossare sempre una muta stagna sotto la biancheria intima. La muta stagna le consentirà di raccogliere il prodotto della suppurazione che potrà drenare una volta giunto a casa. Il prodotto, una volta confezionato, potrà essere proficuamente rivenduto in nero come ripieno per panzerotti e sofficini. Trasformerà così il suo trascurabile inestetismo in una redditizia fonte di guadagno. Le giovi comunque sapere che presso Scarcagarza Inferiore, nella suggestiva piana di Sibari, il mio lontano cugino Cataldo Sburramazza detto O'Malcatarro ha fondato un villaggio curativo per Spatafulmen-Zigulitici ove i citofoni sono banditi a colpi di lupara. Qui potrà vivere una vita del tutto normale versando una modica retta alla criminalità organizzata. La comunità è dotata di una efficientissima casa di tolleranza dove potrà anche copulare con alcune meretrici albanesi, senza tema di udire l’allarmante sostantivo.T.O.Z.A.
Caro professore, sono ormai alcuni giorni che mi trovo ad affrontare una situazione del tutto nuova. Deve infatti sapere che non più tardi di una settimana fa sono diventato padre. Non le nascondo lo sgomento quando, in luogo della classica consegna da parte della cicogna, mi sono ritrovato ad attendere l’evento in compagnia di una fetida vecchia, in un freddo antro di una clinica pubblica. Si figuri quindi lo stupore derivante dalla rivelazione fattami dalla sopraccitata baldracca, quando con fare di chi di battaglie ne ha combattute tante, ha cercato di blandirmi raccontandomi la favoletta, che con ogni probabilità la mia paternità altri non era se non la conseguenza di una di quelle sane Scopate che solo io e la mia deliziosa Signora riusciamo a rendere interessanti, grazie anche ad un sano e professionale utilizzo del gatto. Non mi riferisco chiaramente alla classica frusta ma ad un vero e proprio gatto morto che da anni conservo nell'armadio e che utilizzo per percuotere la mia partner nel momento dell’amplesso. Ora per non divagare troppo, dato che sono un uomo di mondo, mi sono rifiutato di accettare tale credenza e solo Per pura scaramanzia ho ritenuto opportuno cambiare gatto. Ma la prima vera perplessità l’ho avuta al rientro a casa, quando il mio dirimpettaio quella testa di cazzo, è venuto ad accogliere il pargoletto con le lacrime agli occhi. Ora, io ben comprendo rapporti di buon vicinato ma, la lingua in bocca a mia moglie ha insinuato in me il tarlo del dubbio. Che questo possa volere dire qualche cosa? Che in realtà la testa di cazzo piangesse solo perché aveva smarrito il gatto? Che la lingua in bocca fosse destinata a me? Ho quindi accantonato temporaneamente il problema per risolvere quelli più immediati. Al cambio del primo pannolino ho riscontrato che il prodotto metabolizzato, volgarmente chiamato merda, era stimabile in circa 2 metri cubi. Per mia grande fortuna, trattandosi di un unico stronzo, sono riuscito a smaltirlo in modo relativamente facile. Dopo averlo affettato in tranci regolari, ha provveduto a scaricarne buona parte nel cesso fino ad intasarlo. Il metro cubo residuo lo conservo nel congelatore in attesa di avere qualche altra grandiosa idea. In seguito a ciò, ho quindi ritenuto opportuno cambiare l’alimentazione del neonato e scartando a priori, per motivi di indigenza estrema, l’acquisto di prodotti specifici (sto mese c’ho da pagare la rata del computer, quella della macchina nuova ed il conto del week end trascorso presso l’hotel Sheraton di Boffalora), sostituendo gli avanzi degli gnocchi al gorgonzola con dell’ottima trippa. Inutile dire che i risultati non sono stati incoraggianti. Intanto sono stato diffidato dall’utilizzare strumenti musicali ed in particolare l’oboe (ma come cazzo sarà fatto un Oboe?), ma soprattutto non so più dove nascondere la merda! Si figuri che in ultimo atto di disperazione, ho trasformato in contenitore, suturandola, la carcassa del fedele compagno di tante battaglie. Dunque i quesiti che le pongo sono sostanzialmente tre. Crede che il problema sia risolvibile con un aborto spontaneo causato da mazzate in nuca senza incorrere in guai giudiziari? Pensa che avvalendomi dell'aiuto di una qualche associazione di animalisti, potrei trovare qualcuno disposto ad adottare un gatto morto pieno di merda? E se ciò non accadesse, ritiene potrebbe essere una buona idea proporre ad un nostro comune conoscente (Stefano Bring it on home), uno scambio del tipo «un gatto pieno morto per uno vuoto vivo, che poi lo ammazzo io?». Prima di dispensarmi buoni consigli che hanno fatto felici così tante persone, La pregherei di non pensare a me come uno di quei tanti stronzi (ad esempio quello che ha il problema dei brufoli), che seguono la sua rubrica o come all’amichetto di sua moglie o peggio ancora come ad un lontano cugino arrestato per stupro di un pony minorenne, ma semplicemente come ad un amico. Erode 2000 Il gatto pieno di merda
Caro Erode, secondo me ti preoccupi troppo. Come ha scritto il mio esimio collega Fitzcarraldo Pus nel suo libro «Masturbazione: ieri una colpa, oggi una necessità» è ormai appurato che esiste una stretta relazione tra l’amplesso e la gravidanza, anche se non si sa bene quale. L'ipotesi più probabile è che l'uomo, alla vista di una donna gravida, si ecciti sessualmente e vada in giro sbavando alla ricerca di un amplesso da consumare. Di solito a consumarsi è solo la mano del tapino che sfrega a velocità Girmi sull’asta del pene. Ma veniamo a lei. Ignori il suo vicino, soffre soltanto di una lievissima forma di sindrome di Türakùl, che spinge il paziente a manifestare la sua gioia con atti di concupiscenza nei confronti dei vicini di casa. Lei è fortunato; pensi che il mio vicino, gravissimo portatore del morbo, nel giro di un mese ha ereditato un miliardo, ha avuto una promozione e ha vinto al Superenalotto. Mi brucia ancora il culo a pensarci! Per quanto riguarda il gatto le consiglierei di sostituire l'ormai inutile carcassa con uno squalo bianco di circa sei-sette metri di lunghezza, che potrà farsi procurare dal suo pescivendolo di fiducia. Una volta svuotato dagli organi interni il suo volume interno è di circa dieci metri cubi, ed è pertanto adatto per lo stoccaggio di grandi quantità di merda. La controindicazione risiede nella scarsa maneggevolezza del selace, particolarmente affaticante laddove intendesse servirsene per stimolare sessualmente la sua partner. Una soluzione potrebbe essere quella di acquistare insieme allo squalo anche un grongo di circa 2-3 metri di lunghezza, certamente più versatile in quanto utilizzabile sia come frusta che come succedaneo per la penetrazione. Non faccia la pazzia di privarsi del suo gatto farcito di cacca: lo faccia macerare in salamoia per un paio di mesi e poi lo cucini al forno con patate e mentuccia, sarà un piatto prelibato per festeggiare il primo compleanno della creaturina. Inoltre, per quanto l'uccidere i gatti a calci sia un passatempo sano e riposante, gli animalisti hanno cercato più volte di farlo cancellare dagli sport olimpici e tutto lascia temere che presto questa attività ludica sarà messa al bando. In ogni caso lasci perdere Stefano perchè avrebbe meno titubanza di Lei nel cibarsi del gatto marcio e pieno di merda. T.O.Z.A.
Caro professore, mi sono deciso a scriverle dopo un lungo travaglio interiore, ma visti i buoni consigli che lei sa dispensare, spero che ne abbia uno anche per me. Le spiego il mio problema: quando avevo quattordici anni mi innamorai di Swea, la protagonista di un fumetto pubblicato sul Corrier Boy, che a dire il vero non so neanche bene cosa facesse, ma era una gran bella gnocca. Era una sorta di Tarzan al femminile che si vestiva solo con qualche piccolo brandello di pelle di animali, lasciando in bella mostra la quasi totalità delle sue grazie. Questa eroina di carta esercitava sulla mia fragile personalità ancora in formazione, un'influenza maligna che mi induceva a trascorrere interminabili pomeriggi chiuso in bagno in sua compagnia, alla scoperta delle gioie che potevo trarre dalla stimolazione di una specie di peduncolo che noi maschietti abbiamo a circa una spanna al di sotto dell'ombelico. Non mi capacitavo di come un organo così piccolo ed insignificante, potesse sconvolgere con le sue intemperanze l'equilibrio di tutto il corpo: durante quei massaggi provavo tachicardia, respiro affannato, aumento della pressione arteriosa, spasmi muscolari e convulsioni. Poi, dopo un brevissimo momento d'estasi, subentrava una sensazione di calma e di benessere irreali, spesso interrotta bruscamente dal bussare di qualche familiare incazzato che stava per farsela addosso. Le conseguenze di questi "esercizi" erano piuttosto evidenti: spossatezza, calli da far sembrare le mie mani come quelle di uno zappatore, poi trasformatisi in piaghe simili a quelle di Padre Pio, gomito del tennista pur non avendo mai giocato neanche a ping pong. Ma il vero problema è che alle soglie dei quarant'anni, quella del fai da te è rimasta l'unica forma di attività sessuale che abbia mai praticato. Infatti pur avendo conosciuto parecchie ragazze che se la facevano con mezza classe o con mezza scuola (le più disinibite addirittura con mezzo quartiere) e poi donne che si concedevano allegramente a mezzo ufficio, io ho sempre fatto parte dell'altra metà, quella più sfortunata. Sia chiaro che ho avuto anch'io le mie buone occasioni, ma non sono andate in porto o perché mi sono imbattuto in autentiche stronze che non mi cagavano neanche di striscio, o perché conoscevo ragazze che se la tiravano talmente tanto che non valeva neanche la pena provarci. Quelle che non erano stronze e non se la tiravano erano già fidanzate, e quando si mollavano, o non se la sentivano di intraprendere subito una nuova storia, oppure cominciavano anche loro a tirarsela e a fare le stronze. L'unica volta che ci ho provato ho ricevuto in cambio il famigerato e temutissimo due di picche, ma a pensarci bene non ci ho perso molto perché la ragazza in questione non era poi sto gran che. Quelle con cui sarebbe potuta andare bene erano o troppo alte o troppo basse o di statura giusta, ma troppo grasse o troppo magre o giuste anche di corporatura, ma troppo vecchie o troppo giovani. E poi nessuna che somigliasse neanche lontanamente alla mitica Swea! Nonostante questa vita sentimentale da deserto dei tartari, ho vissuto serenamente fino a quando un mio amico non mi ha raccontato la novella della volpe e dell'uva. Da allora un dubbio mi tormenta: e se fossi io quello che non va? Scusi se non mi firmo, ma Dolly potrebbe rimanerci male scoprendo il mio passato: anche le bambole gonfiabili hanno una loro sensibilità. Quarantenne anonimo Fumetti e pippe stroboscopiche
Caro Quarantenne, leggendo la tua storia mi tornano in mente i momenti più belli della mia vita, quelli della mia ormai lontana pubescenza. Lei almeno ha la fortuna di avere avuto come ausilio alla masturbazione Swea, io mi dovevo accontentare del Corriere dei piccoli, dove il personaggio più sessualmente provocante era il Sor Pampurio. In effetti ho indagato su questa Swea e devo ammettere che la fragile mente di un adolescente cadrebbe ancora oggi preda alla più bieca eccitazione, soffermandosi sulle rotondità della fanciulla. Io stesso, ormai prossimo alla pace dei sensi, ho sperimentato una timida erezione sfogliando la documentazione raccolta per elaborare questa risposta (comprendente per estensione fumetti come Jacula, Lando e soprattutto "Il Tromba"). Per inciso la protagonista del pruriginoso fumetto in questione mi ricorda molto una mia studentessa, tale Genoveffa Soffegon, di Udine, con la quale ebbi una relazione di comodo (barattai voti immeritati con elaboratissimi favori sessuali). La sua difficoltà nel concludere relazioni soddisfacenti con l’altro sesso può avere diverse spiegazioni. La più plausibile è che Lei sia brutto, povero, o antipatico, o palloso, o tutte queste cose messe insieme. Evidentemente i troppi giorni passati chiuso in bagno a trarre piacere solitario dalla lettura di Corrier Boy hanno minato in modo irrimediabile la sua capacità di relazionarsi con l’altro sesso. Le consiglio pertanto di limitare i suoi tentativi di copula all’amore mercenario, che sebbene costoso resta l’unica forma di relazione onesta tra uomini e donne. T.O.Z.A.
Esimio luminare, avendo seguito molto da vicino (di casa), la sua mirabolante nonché continua involuzione, che ha fatto di Lei uno dei maggiori esponenti della sottocultura metropolitana e tranviaria in genere, ho ritenuto opportuno segnalarle quanto segue. Mentre rovistavo fra le innumerevoli sozzerie di un pataccaro di provincia alla ricerca di materiale pornografico, ho rinvenuto una delle fortunatamente rarissime copie dell'opera prima di Edmondo Frivolo (noto poeta ermetico di Via Pecorini), "Edulcorare la vulva per leccarla meglio". Come Lei sicuramente saprà, il poeta prima di diventare tale è stato anche studioso ed ha dedicato anima e corpo (di quest'ultimo solo la lingua), a studiare raffinate tecniche sessuali che gli permettessero di appagare la propria compagna e questo nonostante uno stato di cronica impotenza. Ora io le chiedo questo: ritiene che quanto suggerito nel libro possa essere utilizzato nella vita di tutti i giorni senza incorrere in spiacevoli controindicazioni? Il fatto che in epoca immediatamente successiva l'autore si sia scoperto omosessuale ed abbia scritto "Spinta lubrificata: mille modi per amare Ivano", potrebbe lasciare intendere che il primo libro fosse una vaccata? In attesa di leggerLa le Pongo i miei migliori omaggi. La spinta lubrificata
Ovidio Topamorta (Provincia di Lecco)Caro Ovidio, in effetti il tuo sospetto è legittimo. L'ormai celeberrimo voltafaccia di Edmondo Frivolo ha lasciato l’amaro in bocca (è il caso di dirlo) a tutti gli amanti della vulva edulcorata, dopo essersi rivelato una truffa colossale. In realtà già tra le righe della prima opera, il Frivolo si lasciava scappare qualche "lapsus" che a una seconda lettura appare una lampante dichiarazione di diversità.
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Cito ad esempio pag. 56 dell’edizione rilegata, al secondo capoverso: "Una volta che la vostra partner è sdraiata sul tandem, passatele una piuma intrisa di miele sui baffi.." segue a pagina 76, riga 29: "Se il nano non è un ventriloquo, dentro il barile c'è qualcun’altro". Insomma, ormai la critica è concorde nel definire la prima opera del Frivolo come il goffo tentativo di un pederasta di mascherare il suo stadio di lampante omosessualità. Sicuramente "Spinta lubrificata, mille modi per amare Ivano" è un’opera più genuina e, per così dire, vissuta in prima persona, nella quale il frivolo si abbandona a suggestive descrizioni di amplessi consumati con foga in compagnia del dotatissimo giovanotto. Tuttavia la sua lettura è assolutamente inutile per chi non ha interesse ad essere sodomizzato da un mandingo. Se il suo interesse rimane focalizzato sui genitali femminili canditi, le consiglio l’acquisto del mio nuovissimo CD Rom interattivo "Clitoridi caramellati, dieci ricette facili per un dessert originale" di imminente uscita nelle migliori librerie. T.O.Z.A.
Caro ed esimio, nonchè gran lup. mann., cav. del lav., prof. Zinguela. Vorrei esporle un grave ed increscioso problema, che, ahimè, mi affligge da parecchio tempo, creandomi non pochi problemi nella vita pubblica e lavorativa. Gradirei da parte sua poter mantenere l'anonimato e quindi vado ad esporle il mio tragico problema. Esso si verifica quando mangio la Squinzata, ovvero cotenne bollite in strutto di cammello (di difficile reperibilità), ripiene di lardo, peperoncino piccante calabro, pinoli, anelli di totano, fritto misto e marmellata di lamponi, il tutto lasciato macerare per diversi giorni in una tinozza d'acero piena di Squinzano d'annata (ottimo vino pugliese). Dopo aver mangiato 20-30 kg della suddetta Squinzata, il ventre mi si gonfia come una mongolfiera, emette dei preoccupanti gorgoglii, il tutto mischiato ad un effetto "idraulico liquido", e io inizio ad emettere dei rutti terrificanti, tanto che i vicini di casa hanno fatto un esposto alla regione, pensando che vi fossero nelle vicinanze campi di volo per aerei supersonici, tanto il rumore è forte. Oltre a questo trascurabile problemino, emetto anche dei sonori e roboanti peti, modello "desert storm" o "thunder rumble", con creazione di tornadi e trombe d'aria (di culo). Ho provato anche a prendere qualche kg di digestivo e qualche litro di amaro medicinale Giuliani con conseguente aggravio della sitazione. Mi rivolgo quindi a Lei per aver qualche consiglio a riguardo e, spero, la soluzione al mio problema. Natica Rovente Squinzata, un sogno per alcuni, un incubo per altri
Caro Natica, innanzitutto ti ringrazio per il quesito, che mi permette di divagare dal tema della masturbazione, evidentemente molto caro agli Indomabili, per dedicarmi a una mia grande passione: le complicanze duodenali. La Squinzata mi risulta essere effettivamente un piatto piuttosto pesante e dalla digestione complicata dagli imbarazzanti inconvenienti che mi descrivi. Fortunatamente esiste un antidoto, che nella tradizione della Sila viene servito dopo la Squinzata onde lenirne gli scenografici effetti collaterali.
Una fase di preparazione della Squinzata
Si tratta della "Sburuzzata", un antidoto di ispirazione omeopatica del quale ti comunico la ricetta. Si prenda una medusa di medie dimensione (tre-quattro chili) e la si lasci macerare per tutta la notte in una marinata di Gin, maionese, sale grosso e cedrata in parti uguali. A parte si tritino una lepre (con il pelo), una banana, tre acciughe e una scarpa da tennis. Amalgamare il tutto e lasciare riposare al buio per due mesi. Aggiungere un cucchiao di aceto balsamico e un secchio di sangue di cavallo (va bene anche quello di varano). Cuocere in forno a microonde per circa sei ore. La Sburuzzata va servita fredda e mangiata entro tre minuti dall’assunzione della Squinzata, altrimenti l'effetto curativo viene meno. Le ricordo comunque che anche la Sburuzzata presenta qualche effetto collaterale, fortunatamente meno grave, quali diarrea a geyser, forte fetore dei piedi, eiaculazione di consistenza solida e una temporanea somiglianza a Pongo. Se il suo pancino è già troppo provato le consiglio di stare lontano dalla prelibatezza pugliese e di sottoporsi a una cura rivitalizzante a base di Croatina. T.O.Z.A.Caro professor Zinguela. Voglio esporle il mio disperato caso, ovvero forfora a mazzi, tanto che quando scuoto la testa, sembra che sia caduta una slavina (in realtà gli ultimi e conosciuti casi di slavine sono stati creati da me) e piedi puzzolenti, tanto che un mio piede, in confronto le scarpe di Gelindo Bordin dopo la vittoriosa maratona olimpica, prese, messe in un sacco della spazzatura insieme a: un cane Masai morto, rantolo di cinciallegra, scacaracchio di lama tibetano con le tonsille, miasmi della grande peste di Calcutta del 29, cozze veraci del golfo di Napoli andate a male, seppie ripiene di nutella, pantofole di Pongo, il tutto lasciato nel deserto sotto il sole a 50 gradi per un mese ed infine aperto, sembra odorare d'acqua di colonia. I rimedi da me tentati sono stati molteplici, ad esempio tagliarmi i capelli con un tosaerba, oppure pettinarmeli con il frullatore, inserire delle suolette di Arbre Magic intrise di dopobarba nelle scarpe, bere damigiane di profumo, ma i risultati sono stati scarsi. Tengo a precisare che l'ultima volta che ho fatto un pediluvio ho inquinato la falda acquifera del nord Italia, ma il tutto è stato scambiato per una infiltrazione di atrazina. Mazzi di fiori? No, di forfora.
Amici Indomabili mi hanno consigliato una bevanda a base di Gin, paprika, distillato di latte di suocera (4000 gradi celsius), salamandre tritate, trippa e rognoni alla veneta, ma dubito che anche questo rimedio, seppur gustoso, possa avere effetto. Mi affido quindi alla Sua lunga e luminare esperienza alla Sorbona, nonchè alla scuola di arte drammatica di Arduino da Spatafulmen. Distinti saluti
Suola CremataCaro Suola Cremata. La tua missiva mi raggiunge al culmine di un momento molto frenetico della mia vita professionale. Mi trovo infatti a Fortaleza (Brasile) per un convegno di grande spessore sociale, che ha per tema "Turismo sessuale, uno scandalo da fermare". Sono molto impegnato perchè tra un amplesso e l'altro con minorenni indigenti e feste a base di cocaina, non so più da che parte voltarmi. Comunque la coincidenza mi ha permesso di consultarmi con il luminare Brasiliano Nelson Orantes Paraghiño da Silva du Nascimiento, meglio noto agli amici come "Mañacciao", che mi ha illuminato sulle cause del tuo male. Si tratta di una malattia molto diffusa in America latina, chiamata "Sfogliamento epidermico da miasma podale". In parole povere la puzza dei tuoi piedi sta lentamente erodendo il tuo cuoio capelluto, sfaldando il derma fino all'osso e provocando le tormente di forfora che tu così accuratamente mi descrivi. Fortunatamente il luminoso Mañacciao, che ha passato alcuni anni nel Mato Grosso (per sottrarsi a uno scandaloso malinteso con la polizia brasiliana) mi ha comunicato una cura efficacissima per il suo disturbo. Questo rimedio è conosciuto da secoli dagli Indios Minchiazzoni che se lo tramandano da generazioni. Prenda due capibara adulti, di grosse dimensioni, e dopo avere lubrificato ambedue i piedi con grasso di anaconda, li introduca nell'ano dei roditori.
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Pubblico a corollario la foto di un capibara affinchè possa riconoscerlo. Nel caso non riuscisse a trovarli, potrà ottenere un effetto palliativo utilizzando due nutrie (chiamate anche castorini). All'inizio le nuove calzature stringeranno un po' (e forse urleranno) ma dopo qualche settimana noterà un grande giovamento. L'importante è non toglierle per le prime tre settimane. Oltre ad assorbire il mefitico sudore dei piedi, gli enzimi presenti nel retto del capibara passeranno per osmosi nel tuo sangue apportandovi sostanze che bloccano la forfora.
Se il problema si ripresentasse, prova a lavari i piedi con acqua e sapone almeno una volta all'anno. T.O.Z.A.
Sinonimi e contrari Caro professore, sono un elettricista di mezza età ed anche un po' gay, volevo sapere qual'è il contrario di
accumulatori. Grazie e baci Pizz. (Lo avevo detto che sono un po' gay!)Caro Pizz. Il contrario di accumulatori è sparpagliamucche. Ma non è che sei un po' gay? T.O.Z.A.
Se la scatoletta si mangia la esse Egregio Prof. Zinguela, ho avuto l'indirizzo da Erode 2000 e mi permetto di importunarLa per parlarLe di un mio un grave problema. Ho quarant'anni e lavoro dal 1985 come manager alle pubbliche relazioni in una importante multinazionale attiva nel campo della chirurgia correttiva per uomini e donne. Per il mio lavoro è importante avere un look vincente ma da un po' di tempo ho notato qualche cambiamento in me e negli altri miei colleghi. O meglio, loro appaiono giovanili e pieni di vita praticamente come erano cinque anni fa, mentre io ho tutti i capelli bianchi e la faccia piena di rughe come Gianni Agnelli. Non ce la faccio neanche a mangiare l'anguria perché i gandolini entrano nei buchi delle carie e non li levo più. Avevo una amante di vent'anni ma mi ha mollato ormai da tempo mandandomi affanculo di brutto. Credo che tutto è dovuto al fatto che qualche anno fa, ricordo che c'era il compianto Bettino Craxi come capo del governo, mia moglie ha partecipato a uno di quei giochi che fanno in TV ed ha vinto ottocento milioni, premio ritirabile in controvalore di confezioni di carne in gelatina e lemoncello napoletano (che a quel tempo non era ricercato e lo regalavano in tivvù). Da allora è iniziata una nuova vita: prima la mia mogliettina mi preparava tanti piattini prelibati (ravioli al ragù; agnolotti in brodo; penne ai quattro formaggi; gnocchi; trenette; troffie; fregamai - un tipo di troffia che fanno a Imperia, vuol dire "frega mani"; mi permetto di inviarLe la ricetta- ; tortellini; trippa; bucatini; involtini primavera; pagliata; carne alla brace; tacchino; pollo; faraona; fagiano; pernici; tordi; brodo di tartaruga; fonduta; zuppa valpellinenze con pane, fontina e cavoli; cervo; capriolo; daino e cinghiale con le patate; maiale in agrodolce; cavolo e cotiche; zuppa di fagioli; crema allo zabaglione; torta al cioccolato; peperoni alla brace; lardo e focaccia; torta verde; krafen; bignè; babà e cannoli; zuppa di cavoli; bagna cauda e funghi trifolati; wanton fritti e polpo piccante; cipolle ripiene; branzino al cartoccio; gamberi fritti; torta di cipolle; baccalà alla ligure con olive, patate, peperoni una foglia di alloro e due capperi; fagiolata con fave, ceci e lupini; ali di pollo annegate nel lardo; condiglione alla portorina con pomodori, peperoni, acciughe, uovo; ribollita; polpette; zuppa di verdura; coniglio alla cacciatora; cozze alla brutto dio; fagioli di Conio; tagliatelle al burro e pepe nero della Cajenna; uova con ripieno di tonno, pummarola e olivina; polenta col gorgonzola e taleggio; ravioli di zucca; pane e olio, wafer col tonno - quello crudo, perché quello tipo "Rio Mare" non mi piace tanto - ; torta di ricotta; patate al forno; torta di farro; cavolo verza ripieno di carne, uovo e formaggio parmigiano; carciofi impanati e fritti oppure crudi nell'olio d'oliva o ancora ripieni o in frittata; torrone ricoperto di cioccolata e miele; cipolle fritte con le uova; fagiolini bolliti; melanzane alla parmigiana; piccioni all'inferno - piccanti con peperoncino- ; torta di zucca; fiorentina ben cotta con patate alla brace - dentro la carta d'alluminio e con un bel pezzo di burro - e cetriolini; tortelloni di ricotta; frittelle di mela, cipolla, bianchetti e fiori di zucca; cotechino e lenticchie; zibibbo con la borragine; cappon magro; farinata; pizza all'Andrea - quella ligure alta due dita con cipolle olive aglio e acciughe - e pizza napoletana - tutti i tipi tranne quella ai quattro formaggi che mi fa cagare - ; capponata e pan bagnato; pancotto, panzerotti e cappelletti; bollito; lepre alla cacciatora; frittelle di lingua; involtini; cima; gallina in brodo; petto di tacchino impanato e cotto nel lardo; anatra all'arancia; uccelletti alla ligure; frittata di carne; ghiri alla brace; oca al forno; zampone e cavolo verza con lardo e puntine di maiale; agnello impanato; capra e fagioli; braciole di maiale, montone e pecora del Gennargentu; cavolfiore fritto; lumache con zucchine e pomodori - una prelibatezza che mi preparava anche la mia mamma - ; rane fritte; pancetta fritta nel burro con l'uovo; zuppa di anguilla con prugne - giuro che l'ho mangiata per davvero, a Amburgo. Era pure buona - ; bugie, frutta candita e panzerotti - non quelli di prima, conditi col ragù alle noci e con il ripieno di carne, ma delle bugie col ripieno di marmellata e coperte di zucchero a velo - ; fritto di totani, calamari, gamberi e "mangiatutto"; vitello tonnato; budino di carciofi; beccacce alla veneta, cotte nel Tocaj; bianchetti al limone; melanzane ripiene; zerri all'agliata; orata al cartoccio; cernia al forno; pandolce, panforte e panettone - non il pandoro che non mi piace - ; polpo in umido; totani ripieni; baccalà bollito con le patate; natalini in brodo; zimino di ceci; buddego; zuppa di cozze; torta di cardi; polenta e tartufi; ciuppin di gallinella di mare; maccheroni con la trippa; lattughe ripiene in brodo; porri con le uova fritte; triglie al pomodoro; trote al cartoccio; budino di carne; frittelle dolci di patate; cotolette impanate e alla brace; filetto al pepe verde; lombata di vitello ai funghi; manzo alle acciughe; mortadella impanata e fritta; pollo freddo - non mi piace tanto, butto via la gelatina?- ; pollo alla moda del Tigullio; polpettone di carne; vitello al limone; carne all'uccelletto; quaglie all'uva; tordi alle olive; terrina di fagiano; budelline alla Cinque Terre; fegatini di pollo con carciofi; fegato alla veneziana; rognone trifolato; lingua alle olive; trippa e fagioli e infine un po' di frutta candita) mentre oggi non mangio altro che carne in gelatina (talvolta con qualche verdurina) e bevo lemoncello napoletano a 35 gradi alcoolici. A colazione puccio il cornetto dentro il lemoncello, mentre a mezzogiorno mi fermo in ufficio dove mangio il mio pranzo frugale: una borraccetta di lemocello (pari a 8.000 calorie) e una confezione da 1.000 grammi di manzo in gelatina. Ormai i miei colleghi mi chiamano Montana, non quello del film del cubano che tirava la cocaina, ma credo quello che fa la reclàme della carne con cappello e mantello da gringo, o anche perché ho raggiunto i 275 chilogrammi e in effetti ho una certa mole che ricorda al primo impatto quella delle montagne. Le colleghe dell'ufficio mi evitano e non vogliono prendere la corriera con me perché quando cammino lungo la via tutti i gatti del quartiere mi vengono dietro miagolando credendo che abbia il Kitekat nella valigia, mentre dal mio corpo emano il tipico profumo della vacca argentina che bruca felice nella pampa. Quando incontro un cane quello mi abbaia e cerca di farmi entrare nei portoni (un veterinario mi ha detto che l'animale, ingannato dall'olfatto e dalla mole, mi crede una mucca). Quando cerco di convincere nuovi clienti e quelli mi chiedono l'età e da quanto tempo lavoro nell'azienda talvolta vengo mandato affanculo. Mi chiedo il perché. Ieri due miei colleghi mi hanno detto anche il mio capo ha notato un calo nel mio lavoro e che vuole licenziarmi, chiedendomi i danni all'immagine dell'azienda. Ne ha parlato con il direttore generale della centrale americana che è in viaggio per Genova con il Jumbo privato in compagnia di un pool di quarantotto avvocati di New York per inoltrare denuncia a un tribunale italiano. Ogni tanto vengo a Milano (mi hanno detto che Lei prof. Zinguela riceve anche in quella città) ma mi è difficile trovare un taxi modificato e rinforzato in grado di portarmi da Lei mentre in metropolitana non viaggio dall'anno dei Mondiali di calcio (era il 1990?) perché non ce la faccio a entrare dai cancelletti. L'ultima volta ho anche litigato perché volevano farmi pagare tre biglietti per cui non ho manco voglia di provarci ancora. Io comunque mi ritengo tranquillo, anche perché farò un provino per diventare l'uomo immagine di Herbalife (ho telefonato ieri e domani ho il primo colloquio) e quindi molto probabilmente cambierò lavoro. Mi augurò che ciò riporti allegria nel mio nucleo famigliare. In effetti viviamo un brutto momento perché mia moglie è preoccupata da tutta la malavita che c'è in giro: per paura che qualcuno ce la porti via ha occultato la doppietta in cantina e ha buttato via tutte le cartucce.
Inoltre ha otturato con il ferrocemento il tamburo e la canna del mio revolver, in bagno non trovo più le lamette, in cucina tutti i coltelli affilati hanno attaccato un campanellino in modo da produrre rumore quando vengono maneggiati. Ieri, dopo il TG di mezzanotte, ho tagliato un pezzo di pane (volevo farmi un bel panino con la carnina) ma mia moglie ancora una volta mi ha fatto capire tutta la dedizione che prova per me: è piombata in cucina levandomi il coltello dalle mani. Non è un amore una moglie che rinuncia a dormire per preparare lei dei buoni manicaretti al maritino? E poi era talmente emozionata: piangeva, aveva il fiato corto e i battiti cardiaci a 240 al minuto! Lei non lo dice perché è tanto timida ma io credo che mi ami come il primo giorno. Meno male, perché i miei genitori non mi parlano più da quando è morto Pertini. Gli altri parenti quando mi incontrano guardano da un'altra parte oppure non mi cagano direttamente. Zia Maria quando mi vede fa le corna e bicorna recitando litanie ed anatemi. Zio Carmelo mi ha cagato nello zerbino, però prima ha avvertito dal citofono perché è molto educato. Inoltre i miei amici dicono che parlo troppo, e che mi dilungo pur non avendone il motivo. Perché la gente è cattiva a tal punto? Io non faccio nulla per farmi odiare. Mia moglie dice che è perché i parenti e gli amici provano invidia per noi. Comunque, egregio prof. Zinguela, a me non me ne importa un beato cazzo di quello che dicono gli altri: non pagando praticamente nulla per il mangiare per me e per il mio figlioletto di quindici anni, mia moglie va in giro con la pelliccia (tuttavia qui al mare fa freddo per pochi giorni all'anno per cui la adopera molto poco) e ha un tavolo tutto per lei alla "Lanterna blu" (noto locale "in" di Imperia, da 120 mila a botta, vino a parte) mentre io ho comperato una Golf gti a telaio rinforzato e con l'interno in gattopardo che è una vera figata, mentre a mio figlio ho affittato un calcetto con uomini veri che lo fa letteralmente impazzire. E’ già maturo e indipendente: non guarda in faccia me e mia moglie neanche quando ci diamo fuoco alle braccia con la benzina per farlo divertire. E' realmente un duro. Ho finito di pagare le rate dei mobili e del cd e durante le vacanze, a metà luglio 2000 andrò finalmente a Diano Marina per provare il gommone nuovo, ottenuto da un ufficiale dell'"Andrea Doria", mitica nave affondata agli inizi degli anni Cinquanta: è virtualmente un pezzo di antiquariato. Per ciò che riguarda l'abitazione non ho problemi: ho firmato nove chili di cambiali in una finanziaria di napoletani, per cui mi godo la mia villa con parco di pini marittimi millenari, maneggio e campo di tiro al piattello attendendo il momento in cui finiremo la fornitura di carne in gelatina e lemoncello: avrei proprio voglia di mangiarmi in compagnia degli amici una grigliata di carni varie e bermi un bell'Amaretto in allegria. Mio figlio inoltre è una vera pacchia: fa la terza media, ed è in grado di fare a memoria le equazioni di ottavo grado. Peccato per un piccolo problema cutaneo, ma le dritte che ha dato nella pregevole rubrica da Lei tenuta furono talmente proficue da rendere inutile l'intervento del dermatologo. Vorrei inoltre chiederLe l'indirizzo di qualcuno che ripara i computer, perché il mio è rotto e non ce la faccio a digitare le parole che contengono quella lettera che nell'alfabeto è tra la "R" e la "T", per cui mi dolgo di non aver potuto parlarLe di tanti bei piattini che mi preparava la mia mogliettina (penxi xolo alle paxtaxciutte, ai pexci, ai rixotti, alle minextre, agli arroxti, agli inxaccati, ai paxticcini e alle crepex dolci e xalate?.) e di non averLe potuto xcrivere in piena libertà, xenxa condizionamenti dettati dalla necexxità di xcrivere parole xenza la x. Ora devo andare, mia moglie mi attende, xtaxera ha preparato la ximmenthal con i peperoni, i carciofini, e velo d'olio e le olive, proprio come fanno alla reclame in televixione. A vedere un coxì bel pranzettino mi commuovo e mi xcappano le lacrime, quaxi come quando accarezzo il volante di pelliccia della mia golf rinforzata e xuono il claxon bitonale xpaventando a morte le vecchiette. La prego mi aiuti xuo Xandro da ImperiaP.X. Le invio anche la ricetta dei "fregamai" nel noxtro delicato dialetto,
che exprime pienamente la dolcezza e la raffinatezza delle popolazioni del
ponente ligure.
"Dui etti de faina i xe impaxta in cu poca aiugua.
Poi u xe ne dextacca di tocchi e i xe frega tra e man, fendune di gremelli
ch'i xe mette in ta pignatta.
Naturalmente i xe fan coxe pocu".
(La ricetta dei fregamai è tratta dal libro di Lucetto Ramella "La cucina
Onegliese", Imperia, 1978).Caro Sandro. Più mi addentravo nella lettura della tua missiva più mi rendevo conto che nonostante la mia sconfinata conoscenza della psiche umana, sono ancora ben lontano dal conoscerne i più profondi abissi. Il fatto che tu sia riuscito a scrivere cinque pagine senza usare la lettera “S” (lo faccio notare per gli altri Indomabili) denota un profondo aggravamento della condizione in cui ti trovi, identificabile senza ombra di dubbio come un caso di “Ossessione sassarese di sasàsu”. Una delle cause principali del disturbo è certamente l’assunzione di lemoncello che combinandosi con l'Agar agar contenuto nella carne gelatinata provoca la cosiddetta amputazione fonetica della lettera “S”. Ciò è dovuto a una interferenza dell’accumulo di acido citrico con l’emissione linfatica dei centri sinaptici. In parole povere lei è ubriaco da circa 40 anni e se va avanti così le verrà certamente la cirrosi. T.O.Z.A.
Caro Professore, oggi è il primo giorno del mese di aprile e come per tutti i miei trascorsi compleanni i miei amici, i miei parenti e i miei conoscenti mi tormentano facendomi gli auguri con grosse pacche sulle spalle. A parte il fatto che ho finito la mia scorta di Lasonil, che quello squalo del primario di traumatologia del "Gaetano Pini" è irreperibile perchè sta trombando con la sarda (mia fedelissima consorte) e che la mia spina dorsale è sempre più indolenzita, vorrei tanto sapere perchè dopo ogni augurio che ricevo, i passanti che incrocio si girano divertiti verso di me ridendo alle mie spalle. Sarà perchè sono a conoscenza della tresca che il Se il luccio diventa un coregone
luminare intreccia con quello scorfano di mia moglie, o forse perchè dopo ogni colpo divento sempre più gobbo, o è il rumoroso rutto da contaccolpo a farli tanto divertire? Sento che sto cadendo dalla padella nella brace senza una rete di protezione. Mi illumini come una lampara, perchè mi sento un po' tonno e se la situazione non si interrompe faccio una mattanza, perchè io l'amo quella gran trota di mia moglie. Luccio PinnaCaro Luccio. Come diceva Oscar Wilde: "C'è solo una cosa che puoi fare con una donna: se è bella fai l'amore con lei, se è brutta fallo con un'altra". Cosa c'entra tutto questo con la tua condizione? Niente. Comunque se fossi in te andrei a fare una bella visita dal proctologo: è probabile che tu abbia il disturbo chiamato "la schiena del Coregone". Tale disturbo si manifesta con una secca curvatura della spina dorsale, la comparsa di un colore ambrato su tutto il corpo e un inconfondibile puzza di pesce fritto. Generalmente la malattia ha un breve decorso, poi si muore. Per quanto riguarda il ludibrio che susciti al tuo passaggio, direi che le varie concause, assommate a una possibile faccia da pirla (fatti un esame di coscienza) possono esserne l'origine. Se poi consideri che oltre al primario, la sarda se la spazzzolano tutti i degenti e il personale del Gaetano Pini (nonchè il sottoscritto, in occasione di visite accademiche), la tua situazione pare un po' più grave di quanto ti immagini. Comunque non ti preoccupare, anche se sei gobbo e cornuto, durerà ancora per poco. T.O.Z.A.
Caro Professore. Approfitto della sua disponibilità nonché infinita esperienza nel campo per porle un quesito che riguarda la mia salute. Ciucciati un toro per le corna
Deve sapere che in seguito ad un occasionale rapporto mercenario con un venditore di collanine presumibilmente extracomunitario, incontrato in un box di via Pecorini 14, dopo esserci ripetutamente sodomizzati a vicenda per sei lunghi giorni ed altrettante notti, mi è venuto il dubbio di avere contratto IL morbo di Kunta!!!!. Come Lei ben saprà, tale patologia si manifesta con i seguenti sintomi: crampi agli alluci, scoregge rumorose, cerume abbondante, calli sotto le ascelle, pasta scotta (anche la Barilla), pastella sulla lingua e glande tumefatto. Tale malattia conduce nel giro di poco tempo alla cecità della propria moglie con conseguente perdita del pelo del gatto del vicino. Inoltre tali effetti colpiscono la progenie fino alla settima generazione, posto che la prima sopravviva.In un primo momento, mi sono rivolto al fratello
del sopraccitato ominide (conosciuto come lo sciamano di Via Mazzuccotelli), convinto che potesse fornirmi una soluzione
al problema. Questi mi invitava nel suo studio e, dopo avermi abilmente circuito, approfittava di me per altri 8 giorni ed altrettante
notti. Scoprivo quindi di avere contratto il morbo del negher's brother, temibile malattia venerea che non lascia speranze ai soggetti già affetti dal morbo di Kunta. Ai già terribili sintomi precedentemente evidenziati, si aggiungono i seguenti: cazzo estremamente flaccido, cisposità oculare (nella foto uno dei sintomi del morbo di Kunta), ipersalivazione, candela dal naso (colore verde smeraldo di densità ottimale per produrre "fichi" da lancio) . Essendo assolutamente certo di avere contratto entrambi i morbi, il mio quesito è il seguente: come posso tornare a sedermi normalmente e ritrovare così la mia serenità?. P.S. cosa fa questa sera? Facciamo da me alle 20.00 ? Tutti nudi?! Per sempre suo (in tutti i sensi ed in tutte le posizioni), Giorgio '66 il grandissimo (e quando dico grandissimo non scherzo) pederasta, finocchio, gran gay della Bovisa (lavoro in trasferta), nonchè della zona 13, (che mi dette i santi natali). Un bacio li dove sa Lei.Caro Davide. Capisco la tua ritrosia nel declinare le tue vere generalità in rete, ammettendo pubblicamente quello che per te (ma solo per te) è un segreto. Devi sapere infatti che la maggior parte delle tue performances in compagnia dei due dotati fratelli sono state segretamente riprese con una telecamere abilmente camuffata da pappagallo imbalsamato e vendute a caro prezzo a un importante Network. Verranno trasmesse in una delle prossime puntate dell'elettrizzante show televisivo "Real TV" allo scopo di dissuadere i bimbi dal mangiarsi le unghie. Entrambe le patologie di cui soffri sono considerate inculabili, per cui il tuo destino è simile a quello di Luccio. Ti attende una morte orribile dopo una spaventosa agonia. Ma c'è uno spiraglio alla fine del tunnel! L'unica cura riconosciuta per la temibile doppietta di morbi, che come scolo e Aids sono in grado di renderti impopolare in breve tempo, consiste nel praticare sesso orale con un toro da monta per almeno sei settimane di seguito, durante le quali potrai nutrirti solo con gnocchetti al pesto "Quattro salti in Padella" ma solo se ancora congelati. Una volta che ti sarai abbeverato a sufficienza dal furioso bovino, noterai i primi miglioramenti. Ti si sgonfieranno le borse sotto gli occhi e ti spariranno le antiestetiche squame sul collo. Dopo circa tre settimane la siringata ormonale proveniente dalla fellatio taurina non solo ti avrà completamente guarito, ma ti avrà trasferito alcune importanti caratteristiche del ruminante, come un pene enorme, una forza e un coraggio straordinari e (piccolo effetto collaterale) un gagliardo paio di corna ricurve. Una volta conquistato il suo nuovo status di minotauro, potrà cercare i due lascivi fratelli e ripagarli con la stessa "moneta". La gioia che proverà nel sodomizzare i due cafri con il suo nuovo membro taurino la distoglierà dall'insano proposito di intrattenere rapporti carnali con il sottoscritto. T.O.Z.A.
Esimio Professor Zinguela, in qualità di suoi ammiratori le scriviamo per sottoporle un problema che si è accentuato nel corso di queste celebrazioni all’ uccello pasquale. Essendo noi praticanti e persino prodigiosi di questi riti pagani, abbiamo sentito una necessità provenire dal profondo del nostro culo ed esplodere in un risultato che potrebbe assurgere a caso clinico e che quindi provvederemo ad inoltrarle a stretto giro di posta, con pacco raccomandato del peso di circa 15 chilogrammi. Ma veniamo al problema (l’unica cosa con cui riusciamo a venire). Il giorno della celebrazione del rito pagano, ci siamo ritrovati noi sei in un luogo che preferiremmo mantenere segreto. Dopo aver aggredito le prime bottiglie di vinassa provvedevamo a cuocere alla brace: Tutta colpa delle mentine
Chilogrammi 3 di costine di maiale
Chilogrammi 1 di capocollo
Chilogrammi 1 di salsiccia
Chilogrammi 1 di costine di aniello
Chilogrammi 1 di melanzane
Numero 6 carciofi ripieni.
Dopo la quarta bottiglia di vinassa di una inenarrabile qualità (mica come quelle schifezze che è aduso a trangugiarsi e che acquista dal vicino distributore di gasolio) abbiamo sentito la necessità di saziare la nostra fame di sapere aggiungendo alla lista delle vivande le seguenti specialità dolciarie locali: Numero 1 tronchetto (peso approssimativo della vivanda 1 chilogrammo), chilogrammi 1 di bignole assortite, un uccello pasquale. Alla sesta bottiglia il nostro povero corpo era pervaso da sensazioni di appagamento pressoché totali. Indugiavamo quindi distribuendo una mentina a testa che finiva per provocare uno smottamento intestinale turbativo dello stato di appagamento testé raggiunto. Per i profani il tutto veniva tradotto in scariche di merda di quantità, fetore e violenza paragonabili a un uragano tropicale. Non paghi di tutto ciò, il giorno successivo ripetevamo l'esperimento. A differenza del giorno precedente sostituimmo la mentina con abbondanti sorsate di grappa omaggiataci dal cantiniere (partito per una lunga vacanza ai Caraibi). Nonostante questa arguta sostituzione il risultato non ci confortò. La domanda che sorge spontanea e che sottoponiamo al suo profondo sapere è: siamo stronzi o non abbiamo il fisico? La prossima volta la possiamo invitare? Sarà mica colpa del capocollo?
I suoi devotissimi LangaroliAmatissimi Langaroli, inizio subito con una buona notizia: il capocollo è innocente. Come scrisse mio cognato Duilio Scagazza, poco prima di morire di infarto a 22 anni, "i cibi grassi fanno bene". Mi fa specie invece della vostra incoscienza nel mangiare le mentine. Solo un pazzo, o chi non ha visto il documentario "Il senso della vita" può maneggiare con tale folle disinvoltura il cibo del demonio. Di questo passo dove andrete a finire? A bere la Ferrarelle? Oppure a rubare le autoradio per farvi con l'analcolico biondo? Abolite seduta stante l'orrido dolciume dalla vostra dieta e vedrete che i vostri escrementi riacquisteranno la fragranza e il diametro di sempre. Il fatto che la grappa non abbia fatto svanire i torbidi effetti delle mentine può essere spiegato con il paradosso di Santippe: il bene è effimero, il male è duraturo. Il vostro fisico è debilitato, ma se vi sottoporrete a un ciclo di 12 clisteri da sei litri ciascuno (2 di salamoia, 2 di latte caldo, 2 di Nelsen piatti, temperatura 70°) noterete un certo giovamento, soprattutto se userete il beccuccio "John Holmes". In quanto all'invito, lo declino educatamente, in quanto non vorrei andare anch'io in merda. T.O.Z.A.
Caro Professore, sono l’anonimo quarantenne al quale Lei aveva già suggerito di affidarsi all’amore mercenario per superare le difficoltà di relazione con l’altro sesso. Adesso la situazione è cambiata, ma mi vedo costretto ad approfittare ancora della sua disponibilità e della sua esperienza per sottoporLe un problema che mi turba il sonno. Vista la mia irrimediabile inettitudine negli approcci con le donne e le mie scarse disponibilità finanziarie, lascio che le mie pulsioni si sfoghino quando la mente perde il controllo sui sensi e cioè quando dormo. Le dirò che un bel sogno erotico è molto meglio di un solitario esercizio davanti a una foto del calendario di Sabrina Ferilli: senza alcuno sforzo di immaginazione, nel mondo onirico la fantasia viaggia priva di inibizioni e costruisce incontri bellissimi con ragazze incantevoli. A parte qualche piccolo inconveniente come improvvisi risvegli nel cuore della notte con conseguenti "biderini", pensavo di aver trovato un rimedio efficace e soddisfacente alla ormai cronica assenza di copule. Ma ecco che proprio mentre stavo ritrovando la tranquillità perduta arriva come un fulmine a ciel sereno il sogno che non avrei mai voluto fare: protagonista delle mie attenzioni non è una formosa donzella, bensì il mio migliore amico. Le lascio immaginare il mio turbamento e i dubbi che stanno affollando la mia povera testa, sempre più confusa! D’accordo che in stato di veglia certi pensieri non mi hanno mai sfiorato, ma non potrebbe essere plausibile l’ipotesi che ho sempre praticato una sorta di autoinganno per quanto riguarda le mie vere inclinazioni sessuali? D’accordo che il significato autentico dei sogni deve essere ricercato con un’attenta interpretazione, perché spesso essi sono dei simboli che rappresentano paure nascoste, ma non è forse vero che potrebbero svelare anche i desideri più profondi che si manifestano proprio perché la censura della morale è momentaneamente sopita? La mia sfortuna e la mia incapacità a stabilire rapporti col gentil sesso non sono forse una inconscia riluttanza dovuta a una forma di omosessualità latente? Ho provato a sdrammatizzare la situazione dicendomi che è stato solo un sogno e che dopotutto non ho nulla da temere: chi dorme non piglia pesci, neanche quelli degli amici, sta di fatto che fra dubbi e paure le mie notti sono sempre più agitate e popolate da fantasmi e il momento dell’addormentamento sta diventando il più doloroso nelle mie giornate. RinnovandoLe la stima rimango in fiduciosa attesa di un Suo prezioso aiuto. Un quarantenne sempre più anonimo Amicizie pericolose
Caro quarantenne sempre più anonimo, grazie alla tua lettera ho la possibilità di affrontare un tema a me molto caro: l’omosessualità onirica. Rimandandoti per un approfondimento alla lettura del mio ponderoso saggio “Lascia che il nano ventriloquo ti pettini l’alito: fenomenologia del sonno inquieto” ti riassumo per sommi capi il mio pensiero. Il sogno ricorrente di avere rapporti omosessuali con il tuo migliore amico è un fenomeno più diffuso di quanto pensi: accomuna molti quarantenni e ne è al riparo soltanto chi ha per migliore amico il Bese. Un osservatore superficiale potrebbe dire “Ma come, adesso che hai provato la passerina ti attizza il padulo?” banalizzando il tuo problema. In effetti esiste una possibilità che tu, dopo aver assaggiato il frutto proibito ne sia rimasto disgustato e che il tuo inconscio ti stia mostrando la luce. In tal caso ti consiglierei di abbandonarti alla tua vera indole e di iniziare a frequentare le più spregiudicate feste gay della provincia milanese, dove non faticherai a trovare “pane” per i tuoi denti. Ma il fatto che il solo pensiero di Sabrina Ferilli provochi in te turbamenti notturni, trasformandoti in un fantino del bidè, implica che in fondo il tuo interesse per le donne è ancora intatto. Per risolvere definitivamente il tuo problema dovrei sapere esattamente:
1) Che cosa mangi prima di sognarti l’amichevole ingroppata
2) Se la tua donna è più bella o più brutta del tuo migliore amico
Nel frattempo potresti cercare di scacciare questi pensieri peccaminosi con il simpatico esercizio che ti propongo. Denudati completamente e appendi al muro un poster in grandezza naturale della procace Sabrinona, o meglio ancora, stendilo per terra. Riempi un calzino tubolare di Crescenza Galbani, metti su un disco languido e concentrati sulle morbide rotondità della radiosa fanciulla. Infila quindi il membro eretto nel calzino e, sorreggendolo con la mano sinstra, ancheggia a velocità uniformemente accelerata. Giunto al naturale epilogo, rivestiti e vai a svuotare il calzino in un luogo pubblico e affollato. La spossatezza conseguente l’atto egosessuale e il trauma causato dall’imbarazzo di spalmare l’inquinato latticino in zone di passaggio (particolarmente efficaci i luoghi di culto o le ricevitorie dell’Enalotto) ti indurrà a sonni più tranquilli. A patto che tu ripeta l’esercizio almeno tre volte al dì. Nel caso non dovesse funzionare, rimane un’ultima soluzione: convinci Sabrina Ferilli a diventare il tuo migliore amico.
T.O.Z.A.
La struggente storia del nano Bagonghi
Caro professore, mi sa dare qualche notizia sulle origini del Nano Bagonghi? Non ricordo assolutamente se è il protagonista di qualche fumetto o cartone animato, oppure il personaggio di qualche storiella o leggenda metropolitana. Conto su di Lei. Cordialità.
Font
Il celebre nano Bagonghi, pseudonimo di Giuseppe Bignoli, nacque a Galliate (VA) nel 1892 e si esibì con successo in diversi circhi internazionali.
La sua fama e il suo successo furono tali che il suo pseudonimo è rimasto ad indicare, nel gergo circense, il pagliaccio nano. In alcuni dialetti del nord est il termine “Bagonghi” è affibbiato a personaggi goffi e impacciati.![]()
Fin qui la storia ufficiale...
In realtà i fatti andarono diversamente. Il Bignoli in realtà rubò la fama a tale Bortolo Cagasacchi, nato a Cuggiono (MI) nella metà dell’ottocento. Cagasacchi era un comico brillante ma la sua carriera stentava a decollare a causa di qualche problema d’immagine. Innanzi tutto si presentava come Clown nano pur essendo alto un metro e sessantotto, poi era disperatamente omosessuale, e nella timorata Brianza ottocentesca questa inclinazione non era particolarmente apprezzata. A complicare la cosa, la sua abilità nel dissimulare il suo vizio non era certo pari alla sua vena comica, tanto che fin dall’adolescenza veniva soprannominato “Il rottinculo”.
Non si sa quando Bignoli incontro per la prima volta il Cagasacchi (probabilmente lo vide in una delle tante fiere di paese), ma è certo che ne saccheggiò a piene mani il repertorio. Il Bignoli riciclò spudoratamente le battute e le gag del povero Cagasacchi, ed essendo un autentico nano, riscosse successi molto più lusinghieri. Pare anche che gran parte del successo riscosso da Bagonghi fosse legato alla sua proverbiale vigoria sessuale, che dispensava alle vecchie nobildonne (all’epoca svernavano numerose nella vicina Barzanò) in cambio di doni e raccomandazioni.
Il Cagasacchi, giustamente risentito per l’usurpazione della fama, tentò varie volte di uccidere il Bignoli, con scadenti risultati. Il culmine si ebbe nel 1927, quando durante un’esibizione a Magenta, sostituì il martello di cartapesta con il quale Bagonghi veniva percosso in scena dal clown Augusto, con uno di granito. Al momento fatidico Augusto sollevò il martello, ma sbilanciato dal peso imprevisto cadde sulla prima fila del pubblico, uccidendo sul colpo due ignari spettatori di Vidigulfo. Il clown Augusto fu accusato di duplice omicidio e impiccato sommariamente in piazza Vetra tra il tripudio dei milanesi. Per ironia della sorte Cagasacchi fu assunto al suo posto. Elettrizzato dalle possibilità offerte dalla sua nuova posizione e dall’effimera fama, Cagasacchi rinunciò ai suoi piani omicidi e decise di rivelare la sua sessualità deviata a Bagonghi. Dapprima tentò di lusingarlo, cercando di convincerlo di essere vittima di una malattia che lo induceva a possedere carnalmente le persone di bassa statura, pena il regresso allo stato embrionale. Successivamente tentò di fare leva sullo smodato appetito sessuale del nano, infilandosi nel suo letto nottetempo, travestito ora da odalisca, ora da vispa Teresa. Purtroppo, per quanto il Cagasacchi fosse impareggiabile nell'arte del travestimento, i suoi folti mustacchi tradivano inequivocabilmente la sua identità. Infastidito dalle continue avances del pagliaccio ricchione, il nano Bagonghi lo attirò in una trappola mortale. Fingendo di accettare un appuntamento galante, lo fece entrate nella gabbia del ferocissimo leone Palmiro che lo divorò senza pietà. T.O.Z.A.
Suggestioni scespiriane e formaggio erborinato
Caro Professore, mi sa spiegare l'origine del detto "C'è del marcio in Danimarca" ?
Grazie. Font
Caro Font. La frase da te citata appare nel primo atto del celeberrimo dramma di William Shakespeare “Amleto” nella scena quarta ed è pronunciata da Marcello, amico di Amleto e ufficiale dell’esercito danese.
Considerato il carattere del personaggio e una certa discrepanza tra le date, è da escludere che la frase sia riferita alla presunta “combine” che ha escluso la squadra dell’Italia dai recenti e sfortunati campionati Europei di calcio.
Si ritiene piuttosto che la frase che il Grande Bardo mette sulle labbra di Marcello alludesse alla scarsa igiene personale di Ofelia, promessa sposa di Amleto.Risulta infatti che la nobil pulzella tracurasse alquanto l’igiene intima e che dalle pudenda della stessa provenisse una fragranza paragonabile a quella del “Danish Blue”, il mefitico formaggio erborinato di origine scandinava noto in tutto il mondo.
Per eludere la ferrea censura elisabettiana pare che Shakespeare abbia fatto pronunciare la fase da Marcello mentre, in origine, doveva pronunciarla lo stesso Amleto durante un tentativo di petting con Ofelia. Lo confermerebbe la lettura della prima stesura, rimasta per anni inedita. Ecco la scena originale, recuperata dal mio sconfinato archivio di letteratura licenziosa:
(castello di Elsinore, notte, stanza di Ofelia)
Amleto: (a Ofelia) Perché dovremmo consumarci il cuore
in tanta pervicace ostinazione per cosa che sappiamo che deve capitare,
e che è così per tutti, come ogni altra sensibile esperienza?
Ti prego perciò di gettar al vento sottane e sottovesti e farmi assaporar ciò che tu serbi per la notte dove scesa dall’altare in sposa a me sarai. Lascia che io accosti il mio viso lì da dove esce l’infante e l’adulta agogna rientrare.
Ofelia: Obbedisco mio Prence (toglie la sottoveste e si protende verso Amleto)
Amleto: (distoglie il viso con orrore) Ma che accade? Intendo all’improvviso fetore di cloaca, afror di pesce morto e cavallo enfiato dalla putredine. Che lo spettro di mio padre sia infuriato e addosso ci lanciò tremendi strali? C’è del marcio in Danimarca!
T.O.Z.A.